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sabato 5 ottobre 2013

ABC di internet per l'impresa



Le cose cambiano e in fretta. Ad un anno dall'uscita di "Internet per l'artigianato e la piccola impresa" a cura di CNA Torino e Camera di Commercio di Torino, è disponibile su Amazon in formato Kindle il nuovo libro scritto con Luciano Corino dal titolo "ABC di internet per l'impresa", scaricabile qui.

Il testo tiene conto delle novità in fatto di privacy e normative e di un nuovo approccio al web marketing nei due anni trascorsi dalla realizzazione del primo volume (pubblicato nel 2012 ma realizzato nel 2011).

Il successo di consensi e apprezzamenti prodotto dal libro precedente ci ha stimolati a mettere in cantiere nuove idee e nuove iniziative editoriali che, a breve, saranno disponibili con nuovi titoli editi a cura di Applicando srl.

Negli incontri e presentazioni che hanno costellato il successo della guida precedente, molte sono state le richieste di proseguire il percorso intrapreso con un testo che adeguasse i contenuti alle novità e continui cambiamenti che un settore come internet comporta, per cui, in questi giorni, abbiamo dato vita al nuovo progetto editoriale, sperando che soddisfi le esigenze di una platea sempre più vasta di imprese che operano nell'artigianato e nella piccola e media impresa.

giovedì 6 settembre 2012

Il luogo dell'informazione


L'inchiesta de La7 sulle interviste a pagamento di esponenti politici in Emilia-Romagna apre la strada a riflessioni molto profonde sull'affidabilità dell'informazione in rete.
Non sta a me giudicare la qualità dell'informazione nel nostro Paese e non certo in queste pagine, ma l'informazione mediata subisce un'ulteriore umiliazione da questa vicenda. Se è vero che  giornalisti o stazioni televisive prendevano soldi, l'attendibilità di quei servizi è quanto meno dubbia.
La comunicazione politica di massa passa attraverso la televisione e quella locale sembrava essere ancora più affidabile perché porta sul video persone che in un territorio di riferimento sono conosciute direttamente o indirettamente dai telespettatori. Quale altro strumento è così vicino alle persone? Fino a qualche tempo fa la radio o i giornali si potrebbe dire ma oggi, dopo quello che è successo, anche questo pensiero potrebbe vacillare.
Resta il web, il luogo dove si sta spostando la politica, la propaganda e il dialogo diretto fra eletti ed elettori. I blog, i forum, i canali video stanno diventando il nuovo agone politico, la nuova scena ove i comizi diventano il momento di dialogo fra potere e popolazione. La forza del web, che è anche il suo limite, è mossa dal dialogo diretto, dalla discussione non mediata. Perché è anche il suo limite? Perché non può essere seriamente controllata, censurata o filtrata. Questo comporta qualche difficoltà di interpretazione (difficile distinguere il falso dal vero) ma offre all'elettore l'opportunità di farsi un'idea diretta delle persone ancor prima dei fatti da come parlano e da quello che dicono. In definitiva: più l'informazione si sposta sul web, più il navigatore/elettore è indotto a migliorare la sua capacità di discernimento. E' dunque possibile pensare che Internet sia il futuro luogo della politica e i fenomeni come il movimento Cinque stelle sembrano confermarlo.

mercoledì 20 giugno 2012

Il buongiorno si vede dal biglietto (da visita)

Sembra una banalità ma le grandi catastrofi in fondo iniziano da lì (Watzlawick insegna). Ci si presenta fra persone d'affari, si avvia una piacevole conversazione, preludio ad un'importante occasione di business, e fra le prime cose che si fanno ci si scambia i biglietti da visita. A volte va bene, il tipografo o l'autocomposizione online hanno fatto un buon lavoro, altre volte è l'inizio di un disastro.

Vediamo il secondo caso: il disastro appunto. Il biglietto è un pezzetto di carta, poco più pesante di un normale foglietto da fotocopia, stampato in casa al computer con caratteri sgargianti e squilibrati e magari estratto di fretta dal portafoglio che lo ha sagomato a "cucchiaio". Il punto è che il biglietto da visita è la nostra immagine, parla di noi, del nostro saper fare bene e con garbo. Un biglietto da visita sgualcito, mal fatto o fatto in casa senza le dovute attenzioni e comptenze, trasmette l'idea di persone e imprenditori poco curati.

E poi la grafica: deve essere chiara, il logo evidente e riconoscibile, le informazioni evidenti e definite, raggruppate per argomenti, di qua i dati anagrafici, di là cosa facciamo, qui tutti i dati web (sito, e-mail, pagina facebook, blog ecc), di là la nostra attività. La stampa deve essere impeccabile, e il cartoncino deve avere consistenza ed essere piacevole al tatto.

Invece si assiste sovente a due casi: il biglietto di cui sopra in carta di pessima qualità (anche colorata) e con informazioni mal organizzate o insufficienti oppure biglietti dai colori sgargianti, stampati in bianca e volta (fronte - retro) e privi di ogni appeal serio per farci prendere in considerazione  offerte e proposte.

Un biglietto da visita parla di noi, o lo fa bene o non lo fa. E allora sono danni!

venerdì 8 giugno 2012

Ma questi che fanno?

Sembrerà strano ma succede spesso, molto più di quanto non si creda: il committente di un sito internet ha un'attività, artigiana, commerciale, produttiva e un'attività parallela. Ovviamente alla luce del sole, magari si tratta di un'estetista che ha anche una profumeria, o un artigiano edile che tratta anche energie alternative. Quasi sempre la seconda attività è demandata ad un parente, un figlio, il consorte... ma per risparmiare si chiede di fare un sito unico.

Un sito internet deve parlare dell'impresa, dell'attività dell'imprenditore, delle sue competenze. Un sito internet deve avere un pubblico specifico a cui rivolgersi, deve fare in modo che il navigatore trovi quello che desidera perché sta cercando qualcosa di specifico. Se gli facciamo trovare due attività diverse lo confondiamo. Quando navighiamo sappiamo quello che vogliamo, se troviamo qualcosa di ibrido sorge ovvia una domanda "ma questi di cosa si occupano? Che fanno? Quante cose fanno?". La risposta, inevitabile, conseguente è "se confondi la carne col pesce, alla fine non sai né dell'uno né dell'altro!" e da buoni navigatori, severi e pigri, come tutti i navigatori, facciamo l'unica cosa ovvia e facile che ci riesce: ce ne andiamo. Abbandoniamo il sito.

Il navigatore è pigro, non ha voglia di fare ricerche per capire bene di cosa si occupa e quante cosa fa un artigiano o un esercente. Diamogli dunque risposte esaurienti e univoche: facciamo questo e lo facciamo bene e lo facciamo così. In questo sito ci occupiamo solo di questo. Basta. Poi, un'attività nostra a noi collegata esiste e qui ti mettiamo il link per andare a visitare il sito in cui, esaurientemente, ne parliamo. Ma non di più.

Il risparmio (inesistente, a ben vedere) di fare un sito solo anziché due, è irrisorio ma il danno generato dalla confusione, di anche un solo navigatore, può essere elevatissimo. A volte basta che ci abbandoni il cliente disposto a fare un ordine notevole per causarci un danno enorme.

domenica 3 giugno 2012

La lumachina...

Risale a qualche anno fa, ero nell'ufficio di un cliente, gli giunse una telefonata, egli rispose in poche brevi battute aggiungendo che al momento era impegnato ma che poteva ricevere una e-mail, l'indirizzo? "nomeazienda, lumachina, alice.it".

Feci una fatica stratosferica a non scoppiare a ridere... "lumachina", la famosa chiocciola, l'at, il simbolo per eccellenza della posta elettronica era ridotta ad una bestiola semplice, lenta e innocua. L'e-mail, il simbolo della comunicazione istantanea, della velocità, della rapidità era diventata una lumaca.

Era un cliente che masticava poca informatica, poco marketing ed era convinto che la pubblicità migliore fosse il passaparola, altro che il sito web! Dopo il primo scaracchio che piantò nel cestino lasciai perdere il tentativo di spiegargli che il sito internet è anzitutto comunicazione, un fatto mediatico, un modo di aprire le proprie competenze al mondo. Gli chiesi quanto gli costava il catalogo cartaceo e se ogni volta che lo commissionava tutto andasse per il verso giusto. Condì la risposta con una bestemmia e aggiunse che quei [lascio al navigatore la fantasia dell'aggettivo che adottò] bravi ragazzi che glielo stampavano gli sbagliavano tutto ogni volta.

Alla fine me lo fece vedere, il catalogo, pesava due etti, erano migliaia di pagine e costava ogni volta una fucilata. Non parliamo poi della spedizione. Gli proposi di lasciar perdere la pubblicità e di far realizzare il catalogo in formato pdf alla stessa tipografia da far scaricare via web. Io gli avrei fatto il sito, loro il catalogo, poi qualche copia cartacea ma solo per i clienti importanti e la rete di vendita, e solo dopo aver fatto la copia in pdf, in modo da star certi che gli errori, inevitabili su una mole di lavoro simile, fossero corretti prima di andare in stampa. Era diffidente, di quella diffidenza contadina, intelligente ma sempre in guardia.

Dopo un paio di bicchieri di vino in trattoria e un buon arrosto, si decise a provare... Lo seguii docile, aveva bisogno di controllare le situazioni ma mi riconosceva la competenza del mio lavoro e non obiettò quando mi avvalsi di un collaboratore per seguire parti complesse del sito che richiedevano personalizzazioni elevate.

Oggi, malgrado la crisi, è sempre in viaggio per l'Europa, ha fatto un corso di inglese che, malgrado le terrificanti aspettative, gli permette di trattare con una discreta capacità, ha sempre  il suo netbook sotto il braccio e quando va dai clienti gli mostra il catalogo via Internet... il lavoro, per via della crisi, è calato ma se l'è cavata bene, i tipografi, due bravi ragazzi sono più sollevati, si vede meno in ufficio e la segretaria è più serena, io ogni tanto lo sento al telefono... "Buongiorno Izzinosa! Sono di corsa, mi mandi una mail! L'indirizzo è quello nuovo, quello che mi ha dato lei: giovanni, lumachina, nomesito.it!" La sua impresa si occupa di componentistica industriale, è un imprenditore  sanguigno, generoso, aggressivo, geniale, e il suo lavoro lo sa fare bene. Ma la "lumachina", nel suo piccolo, è il suo più grande capolavoro!

giovedì 24 maggio 2012

La curiosità, il vero motore del web

Sovente ci domandiamo: cos'è che muove i navigatori a visitare i siti internet?
Tante risposte, tutte altrettanto valide, possono darci spiegazioni attendibili: necessità specifiche come acquisti, gestione account, consultazioni di documenti, oppure bisogno di dialogo con chi sarebbe difficile da incontrare, divertimento e svago (siti porno compresi) ecc. ma se analizziamo attentamente, e scendiamo di un gradino, sotto le apparenze, ci accorgiamo che sopratutto è la curiosità a muovere frotte di navigatori verso questo o quel sito web.

Tanti anni fa avevo realizzato un sito internet nel settore del commercio delle opere d'arte e dell'antiquariato. Un'idea molto in anticipo sui tempi (parliamo del 1999) non feci alcuna azione per posizionarmi sui motori di ricerca, ma feci stampare migliaia di volantini con solo l'indirizzo del sito e, sul lunotto della mia autovettura, collocai un adesivo che riportava sempre il nome del dominio. Le visite furono tantissime. Il sito era conosciuto nell'ambiente, poi lo vendetti per ragioni pratiche, ma chi lo acquistò godette per diverso tempo di quel lavoro.

Al di là del fatto che oggi molto è cambiato circa il posizionamento sui motori di ricerca, ritengo, per esperienza, che se le persone leggono un dominio sul tram, per strada, ovunque, prima o poi vanno a vistare quel sito. A volte capita di visitare siti il cui dominio si è letto nella foto di qualcuno che si è visto su un social-network.

Quindi è importante cercare di registrare nomi di domini semplici e brevi, poiché più lunghi sono i nomi da digitare, più facile è sbagliarli nella digitazione. E poi utilizzare adesivi, striscioni, volantini con ben chiaro il nome del sito, senza tante indicazioni o spiegazioni, altrimenti si toglie la sorpresa. Ai navigatori piace essere sorpresi. A patto che il sito sia ben fatto.

giovedì 17 maggio 2012

Il valore reale del coinvolgimento dei follower.

Stamattina, fra una tazzina di caffè e una brioche, leggo questo articolo che ritengo interessante: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_maggio_16/compravendita-follower-fan-facebook-twitter_1d5ee5ec-9f8e-11e1-b258-f2fcbb76be58.shtml
Sull'attendibilità dei suoi contenuti non nutro dubbi, oltre ad essere pubblicato sul "Corrierone", è documentato da numeri e nomi che non lasciano spazio a fraintendimenti. Dunque dobbiamo pensare che i numeri dei "mi piace" su Facebook e dei "follower" su Twitter sono dopati? Sembrerebbe di sì. Allora siamo di fronte ad una balla colossale (del valore di miliardi di dollari, se saranno confermate le aspettative di domani a Wall Street quando Facebook sbarcherà in borsa)?

Non credo. Insomma sì, ci sono aziende e figure pubbliche che hanno barato "acquistando" seguaci, ma questo succede a livello macroeconomico. Nella piccola impresa le cose vanno (o dovrebbero andare) diversamente. A cosa serve comprare seguaci che poi manco sanno chi siamo ma sono solo numeri? A vendersi credibilità, il concetto è: se ho tanti "mi piace" vuol dire che interesso, e se interesso vale la pena fare affari o intrattenere amicizia con me. A chi serve questo ragionamento? A chi deve vendere spazi pubblicitari sul proprio sito, a chi ha bisogno di consenso, agli affamati di notorietà. A parte l'ultima figura le prime due rischiano molto da questo comportamento: chi vende pubblicità e viene sbugiardato (ormai il trucco sta facendo il giro della rete) rischia anche guai penali per frode, chi cerca consenso e viene colto con le mani nel sacco perde credibilità.

L'orientamento di Google, con l'ultimo aggiornamento degli algoritmi, deve essere un guida in questo senso. Infatti ora il motore di ricerca più usato e conosciuto al mondo, premia i siti che propongono contenuti di qualità, non più i grandi numeri, per cui gli scambi di link e i "copia/incolla" non favoriscono più il posizionamento. Ne consegue una logica intensa, semplice ma sovente dimenticata: se vogliamo ottenere risultati eccellenti dobbiamo faticare.

Fenomeni come l'acquisto di followers fasulli rispecchia una tendenza del nostro tempo che punta più all'apparire che all'essere ma, nel tempo, non solo non paga ma danneggia e tanto.

Bisogna dare valore concreto ai contatti, devono rappresentare entità a cui si ha qualcosa da dire e da dare (in termini di opinioni, pareri, consigli), insomma: per avere successo sui social network è importante coinvolgere i contatti che si hanno dando loro contenuti di qualità. Meglio avere pochi contatti ma partecipi che decine di migliaia fasulli. Oltre a promuovere il business questa logica favorisce i meccanismi virtuosi di scambi di idee e miglioramento della qualità della vita.

martedì 15 maggio 2012

Internet per l'artigianato e la piccola impresa

Giovedì 17 maggio 2012, presso il salone Carbotta nella sede della CNA-Torino in via Millio 26, si tiene la presentazione del libro "Internet per l'artigianato e la piccola impresa", scritto da me, Claudio Pasqua e Luciano Corino.
Si tratta di un progetto che ha radici lontane, nasce dalla volontà di spiegare in maniera semplice e immediata, l'utilizzo ottimale del canale Internet per comunicare l'impresa, le sue eccellenze, la sua storia e promuovere efficacemente il business. Il testo è diviso in tre aree: Internet per fare business curato da me, come farsi trovare in rete a cura di Claudio Pasqua e la sicurezza in internet a cura di Luciano Corino. Segue l'appendice di Manuela Martini.

L'evento è ad adesione libera previa prenotazione a mezzo e-mail a astefanoni@cna-to.it.

giovedì 10 maggio 2012

Perché un sito fa risparmiare?

Per tante ragioni: anzitutto parla dell'azienda e ne diventa la show room virtuale. Se ben organizzato è utile per far scaricare cataloghi, schede e documentazioni che, quando sono cartacee, hanno costi esagerati. Se poi ci rivolgiamo anche a clienti esteri il risparmio è evidente, inviare cataloghi cartacei oltre frontiera, se già è costoso nei nostri confini, è proibitivo.

La carta dunque non serve più? Ma nient'affatto! Serve eccome, anzi, più di prima, ma in maniera diversa, si spedisce solo quello che serve a chi ne fa richiesta esplicita, il suo impiego diventa non più massificato ma specializzato diventando strumento incisivo mirato del nostro marketing. Il sito internet è l'arco, il documento cartaceo è la freccia.

Il sito internet si rivela un ottimo supporto per far parlare di noi, dei nostri progetti, delle caratteristiche di quello che facciamo, diventa molto più facile farci trovare da imprese che operano in mercati complementari al nostro con cui sviluppare rapporti d'affari sinergici.

Un sito internet fa molte cose, ma una su tutte: comunica noi. Teniamone conto quando decidiamo a chi dobbiamo affidarne la progettazione e lo sviluppo.

martedì 8 maggio 2012

Internet e fiere

Siamo in piena primavera, anche se non sembra, e da ora fino alla fine dell'anno esplode il fenomeno delle fiere. Internet in che maniera e misura può toccare il fenomeno? Da tanti punti di vista, vediamone alcuni: gli organizzatori, attraverso un sito internet, possono creare quella giusta tensione e aspettativa fra un'edizione e l'altra attraverso newsletter, annunci di eventi, azioni periodiche di richiamo sui temi dell'evento e della sua natura. Pubblicando l'elenco degli espositori e offrendo loro degli spazi autogestiti, possono dare dei servizi che li faranno preferire a quegli eventi privi di tali strumenti.

Internet è fondamentale anche per gli espositori, nel "prima" in cui avvisano i visitatori della propria presenza agli eventi cui parteciperanno, non solo, potranno anticipare caratteristiche di nuovi prodotti e servizi che presenteranno in fiera, potranno informare e consentire l'iscrizione a eventuali convegni e manifestazioni a latere della fiera. Nel "durante", con un'evidente insegna (o striscione) da far campeggiare con l'indirizzo del sito sullo sfondo dello stand in modo che chiunque che, per ragioni di tempo o altro, non può visitare lo stand, possa prenderne visione.

Meglio se le parole che compongono l'indirizzo del sito sono di colori diversi così facilitano la memorizzazione. Come estensione del catalogo aziendale per i prodotti che non sono presenti in fiera ma neanche sono disponibili documentazioni cartacee, per dimostrazioni online. Ma Internet non si ferma qui, manifesta la sua utilità anche nel "dopo": infatti attraverso le newsletter da inviare ai visitatori, con cadenza periodica, si crea un asse preferenziale, un promemoria continuo che genera la tensione necessaria  per l'attesa della partecipazione alla prossima edizione della fiera e si tiene sempre alta l'attenzione sulla propria attività, sui propri prodotti/servizi e si mantiene costante il rapporto con i clienti acquisiti.

giovedì 11 agosto 2011

Quanto costa non avere un sito internet?

In tempi di crisi, parlare di costi è fastidioso. Troppe volte i clienti potenziali, quando mi chiedono quanto costa un sito internet, di fronte all'importo storcono il naso. In realtà la vera domanda che forse avrebbe più senso porre è quanto costa NON avere un sito internet?
Qui si apre un discorso più ampio che avvolge il significato e lo scopo di un sito come risposta ad un'altra domanda: a che serve un sito web?
Parlando con molti clienti "prospect" emergono due visioni: il sito è pubblicità e/o il sito è uno strumento per vendere (in cui ancora si nutre poca fiducia).
La prima considerazione posso tranquillamente affermare che non è vera (o lo è solo in minimissima parte) poiché il sito deve comunicare l'azienda mentre la pubblicità deve trasmettere emozioni: sono due cose complementari, ma non la stessa cosa. La seconda è verissima ma è solo una parte del fenomeno. Sì il sito consente anche di vendere, ma non solo. In realtà un sito è una show room virtuale, un luogo in cui l'impresa espone la sua idea, i suoi punti di forza, trasmette fiducia. Attraverso un sito internet si possono fornire istruzioni, consigli e suggerimenti sull'utilizzo ottimale dei prodotti trattati, si possono inserire video in cui mostrare operazioni specifiche che richiederebbero tempo e difficoltà se descritte per telefono. Il sito consente di pubblicare cataloghi di prodotti e di variarli in tempo reale risparmiando sui costi cartacei e relative spedizioni. Con un sito si può creare un canale diretto con i clienti attivando quello che viene definito il marketing one-to-one, si possono divulgare eventi e iniziative, indicare a quale fiera o manifestazione si sarà presenti, si può "formare" il consumatore favorendo un approccio più consapevole e meno dispersivo all'azienda e ai suoi prodotti... insomma un sito è una risorsa in grado di ottimizzare e far risparmiare parecchio anche se si è sempre fatto senza continuando ad esistere lo stesso. Il sito non è LA via del futuro, ne è una parte importante, ma non averlo significa sopportare costi maggiori e disperdere energie, tempo e risorse che, se impiegate meglio, potrebbero contribuire in maniera significativa al successo dell'azienda qualunque sia la sua dimensione.

domenica 9 agosto 2009

Ruolo del consulente in comunicazione informatica

I clienti hanno spesso richieste strane o consuete ma dannose. Dannose per sé naturalmente, in quanto un’operazione sbagliata sul proprio sito può significare la perdita di navigatori.
Facciamo un esempio: la musica nei siti internet.
È sera, un navigatore, dopo aver messo a dormire le figlie e aver augurato la buonanotte alla moglie che va a coricarsi, si siede davanti al computer e decide di visitare il sito internet di un’attività commerciale che ha visto nel pomeriggio su un cartellone stradale. Acceso il computer, avviato il browser, entra in Internet e digita il dominio sulla barra degli indirizzi… subito appare il cerchietto di attesa dell’animazione che dura pochi secondi (occhi al cielo anche perché manca lo “skip intro”, e come potrebbe esserci? Il cliente ha pagato parecchio per averlo quell’intro… dunque lui deve vederlo) poi all’improvviso un suono devastante esce dagli altoparlanti lasciati incautamente accesi dalla figlia maggiore al pomeriggio! Apriti cielo! La figlia piccola si sveglia di soprassalto e si mette a piangere, la moglie si sveglia e chiama il marito che intanto sta cercando di spegnere le casse… e non trova di meglio da fare che chiudere la finestra del browser, poi si precipita nella cameretta delle figlie e consola la piccola che non smette di piangere dallo spavento, intanto sulla porta compare la moglie con sguardo inequivocabilmente severo, lui la sfugge e cerca di tranquillizzare la bimba… dopo un quarto d’ora l’ordine sembra essere ripristinato… la moglie non parla, si gira e torna in camera scuotendo la testa… lui, sentendosi un verme, torna al computer… ora controlla gli altoparlanti e li spegne accuratamente… riprende la navigazione…
Aveva scritto il nome di quel sito su un pezzetto di carta… lo prende, lo guarda per qualche secondo per memorizzarlo bene e lo strappa in tanti piccoli pezzi…

Un potenziale cliente perso…

Perché? Perché il consulente non ha affrontato questo imprevisto… invece di mettere la musica che partiva con l’avvio dell’intro dell’animazione, poteva mettere un bottone che consentiva di ascoltarla a richiesta…
D’accordo, la colpa è del navigatore che non ha controllato gli altoparlanti, ma il risultato non cambia: è un cliente perso. Infatti ha memorizzato il nome del sito per ricordarsi di non andarci mai più lì, né via web, né di persona.

Il cliente aveva richiesto che ci fosse quella musica e il consulente l’ha semplicemente assecondato causandogli così un danno.

Il cliente paga il consulente non perché faccia ciò che gli piace ma perché faccia ciò che gli serve, anche se il cliente stesso non lo sa. Il compito più arduo di un consulente, che deve progettare e pensare il sito internet per un committente, è di avvicinare il più possibile ciò che piace al cliente a ciò che gli serve, e non sempre le due cose sono compatibili. Nell’interesse del cliente, è ovvio.

venerdì 7 agosto 2009

La sindrome del capannone

Un anno e mezzo fa ebbi modo di partecipare ad un seminario organizzato dall'Università di Torino tenuto da una mia vecchia conoscenza: Marco Tripaldi che, fra le tante cose interessanti che espose in quell'incontro, parlò della "Sindrome del capannone".
Ho riflettuto a lungo su quel tema in tutto questo tempo e sono giunto ad una conclusione: Marco ha ragione ma solo in parte.
Nel seminario, Marco, presentò una serie di diapositive che riprendevano le sedi di varie multinazionali (ricordo Volvo e Microsoft in particolare) in cui appariva chiaro che esse non aggiungevano e non toglievano nulla a quanto già si sapeva su quelle aziende. Anzi, troppo sovente nei siti internet appaiono dei capannoni o le sedi delle imprese committenti senza che queste immagini “trasmettano” realmente qualcosa al navigatore che(va ricordato) è sempre un potenziale cliente.
Perché non sono d’accordo? Almeno in parte… Perché quando le imprese sono di dimensioni planetarie, la loro sede assume un valore, in termini di immagine, molto relativo. L’azienda è ciò che ci somministra, ciò che ci emoziona (sono perfettamente d’accordo con Tripaldi quando dice che il sito comunica l’impresa, la pubblicità ci trasmette l’emozione), Microsoft la si percepisce sotto i tasti e sui monitor, e la Volvo è certamente nell’abitacolo che ci fa “sentire” l’azienda… ma quando il discorso si sposta sul locale, sullo strettamente locale, le cose cambiano.
Un artigiano, un negozio, una piccola impresa, sono assolutamente anonime dietro un marchio, il navigatore desidera vedere quanto l’azienda (proprio perché piccola e più vicina a lui) si accosta alla sua idea di come dovrebbe essere. Ovviamente non ha senso fotografare un pilastro con attrezzi appesi, ma una visione d’insieme, che dia l’idea delle dimensioni o delle caratteristiche di dove si andrà ad effettuare un acquisto o una trattativa, ha un suo significato. Ovviamente molto dipende dall’abilità del fotografo nello scegliere le luci e le angolazioni giuste, ma il navigatore è curioso e tale curiosità va soddisfatta. Siamo nell’era delle immagini, quanto questo sia un buon segno non è mia intenzione discuterlo, ma se (ribadisco) a livello locale è anche questo che favorisce l’attenzione dei navigatori, sottovalutarlo credo che sia un errore.

La comunicazione informatica

Benvenuti!

Nasce oggi questo blog dedicato ad uno dei fenomeni più diffusi nel mondo delle imprese: la COMUNICAZIONE INFORMATICA.

Cosa si intende per "Comunicazione informatica"? Ho incontrato molte interpretazioni di questa frase, ma penso che la cosa più ovvia sia di attribuire i giusti significati ai relativi significanti.
In altre parole sostengo la tesi secondo cui tutta la comunicazione che passa attraverso strumenti informatici, è da considerarsi Comunicazione informatica.

In questo blog però, la trattazione del fenomeno sarà focalizzata su un tipo particolare di comunicazione informatica: quella relativa ai siti internet, ed in modo specifico quelli commerciali, laddove marketing, comunicazione, informatica e imprese si incontrano.

Questa scelta è obbligata. Infatti se in questo blog allargassimo il discorso a tutti i canali che sono oggetto della Comunicazione informatica (intesa nel senso del primo paragrafo), allora dovremmo considerare come comunicazione informatica anche i volantini o la televisione o altro ancora, in quanto l'informatica è entrata così addentro nel mondo della comunicazione che comincia a diventare difficile pensare a settori che non ne siano toccati. Penso alla stampa, ove l'informazione passa attraverso computer e sistemi da questi controllati, o la televisione per analoghi motivi. Ciascuno di questi settori rappresenta un mondo a sé, con problematiche specifiche che non è mia intenzione trattare qui, sia per competenze sia per intenzione.

Questo spazio vuole dunque essere un'area di libera discussione in cui proporre idee, discutere soluzioni e trasmettere concetti utili a professionisti del settore e imprese loro clienti.